Cesare Molinari (Venezia 1935) Emerito Università Firenze
Opere : Spettacoli fiorentini del Quattrocento, Neri Pozza, Venezia 1961; Le nozze degli dei, Bulzoni, Roma 1968; L’attrice divina, Bulzoni, Roma 1985; La Commedia dell’Arte, Mondadori, Milano 1985; Storia di Antigone, De Donato, Bari 1974; Bertolt Brecht, Laterza, Bari 1996; L’Attore e la recitazione, Laterza, Bari 2006; Teatro e Antiteatro dal dopoguerra a oggi, Laterza, Bari 2007, I mille volti di Salomè, CUE Press 2015. Oltre al ‘Conte philosophique’ La vera storia di Dio, Bulzoni, Roma 2008.

L’ILLUSIONE

 

Apro questo sito (o blog che lo si voglia chiamare) per pubblicare in modo autonomo scritti altrimenti destinati a rimanere nel cassetto: si tratta per lo più di interventi su questioni di ordine politico o sociale, ma anche di brevi saggi più accademici, o di qualche immagine che possa completare vecchi lavori. Oppure una nuova traduzione di vecchi romanzi e testi drammatici di autori da poco scomparsi e che forse sono stati abbastanza apprezzati.

Si tratta del resto di una pratica ormai molto diffusa e che ha molto, e perfino troppo, allargato la fruibilità della produzione culturale, così come delle opinioni. Una fruibilità spesso illusoria, giacché interventi, opere e opinioni finiscono per disperdersi in un mare magnum, per emergere in maniera per lo più casuale. Troppa informazione uguale a nessuna informazione.

 Molti o quasi tutti gli uomini (ma in particolare quelli che si sentono intellettualmente, socialmente o politicamente impegnati) si illudono che ciò che scrivono o dicono possa in qualche modo essere ascoltato, se non addirittura servire a indirizzare gli altri (il mondo!) in una certa direzione. Senza questa illusione forse non esisterebbe neppure la società umana. Peraltro, essa non è del tutto infondata: raramente quello che chiunque può dire non ha un sia pur minimo impatto su quanti lo ascoltano e del resto può anche succedere che un’opinione espressa in privato si diffonda per qualche misteriosa strada e arrivi a influenzare decisioni importanti – così come la mitica foglia che cade nel centro dell’Asia può scatenare una tempesta in America. Ma le probabilità sono, nei due casi, di ordine meno che infinitesimale.

   D’altra parte sappiamo bene che esistono e sono sempre esistiti uomini le cui parole assumono il significato e il valore di vere azioni fisiche. Se Truman, un bel giorno, avesse comandato di sganciare la bomba su Mosca, è esattamente come se avesse egli stesso premuto il famoso bottone rosso (l’eventuale disobbedienza corrispondendo con il possibile incepparsi del meccanismo). In questo caso le parole del Presidente erano un “ordine”. Ma anche le “opinioni” dei potenti possono, certo in un tempo più lungo, portare a risultati altrettanto catastrofici. Quando, nel 1924, Hitler pubblicò Mein Kampf, la sua “opinione” che gli Ebrei fossero la peste dell’umanità condusse, nel giro di pochi anni, al trionfo del nazismo e alla guerra mondiale. Ma non si tratta soltanto dei potenti: quante opinioni espresse da filosofi, poeti, professori, o da persone qualsiasi hanno, più o meno indirettamente, portato a conseguenze felici o tragiche in seguito al loro fondersi e diffondersi? Il famoso discorso di Giovanni Pascoli, La grande proletaria si è mossa, contribuì certamente alla decisione dell’impresa di Libia che, al momento, parve a tantissimi gloriosa e felice, per poi rivelarsi sciagurata e infame.

   Certo, questi sono casi le cui conseguenze sono state immediate e verificabili, ma ci si può chiedere fino a che punto La Repubblica di Platone o Il Leviatano di Hobbes abbiano influenzato non solo – ciò che è ovvio – il pensiero  e l’azione politica dei governanti, ma anche le idee e i comportamenti della gente comune. E questo non solo, e addirittura non tanto, presso i contemporanei, ma anche, e forse di più, proprio perché in modo meno cosciente e meno esplicito, presso le generazioni successive: i posteri! Capita che le opinioni, una volta espresse, sopravvivano e, per vie misteriose, possano diventare determinanti.

   Così l’illusione diventa grandiosa e, da semplice speranza di “contare qualcosa”, di “dare un senso alla propria vita”, si trasforma in un’illusione più grande e seducente: l’illusione di sopravvivere, anche se non c’è il paradiso.

   (Origene pensava che l’inferno non potesse essere che il nulla: noi potremmo dire che è semplicemente l’oblio).

    Un’illusione che certo, ai nostri giorni, ha contribuito al successo dei Social Network e che spinge tante persone a continuare a parlare e a scrivere. Naturalmente c’entra anche l’esibizionismo, ma è grazie a, o per colpa di tale illusione che apro questo sito, che mi permetterà di esporre non solo delle opinioni secche (come nelle 140 battute di Twitter) sugli eventi banali o importanti che vengono succedendo nel mondo, ma anche di argomentare e di dimostrare. Nell’ipotesi che qualcuno le legga e magari ci pensi sopra per tradurle in azione.

  Così quello che potrebbe essere un semplice passatempo torna a essere un lavoro, pur senza che nessuno te lo abbia commissionato o ti paghi per eseguirlo. Perché, per essere gratificante, il gioco deve essere “serio al pari di un lavoro”. E magari anche un po’ pericoloso, come quello dei Due fanciulli.