FASCISTI?

 

Libertà va cercando \ Come sa chi per lei vita rifiuta (Purg. I, 71) 

All'armi! All'armi! All'armi siam Fascisti!  (Inno Ufficiale dei Fasci di Combattimento)

 

 Di fascisti in Italia (e in Europa) ce ne sono sempre stati. Naturalmente, a diversi livelli: da coloro che, magari inconsciamente, condividono i valori e le opinioni che costituiscono la sostanza dell’ideologia fascista; a coloro che, pur rifiutando di definirsi tali, ammettono di appartenere a un’area genericamente definita “di destra” di cui il fascismo può considerarsi l’espressione più radicale; a quanti credono di dover riconoscere che nel fascismo “non tutto è (o è stato) male”, rifiutandone  soltanto le espressioni più estreme di razzismo e di violenza; a quanti, pur riconoscendosi nell’ideologia, si astengono, per temperamento o pigrizia, sia dall’esibire i propri principi, sia dal partecipare a qualsivoglia attività politica; a quanti, al contrario, si compiacciono proprio di tali esibizioni (vedasi il caso estremo di Chioggia), quasi proponendosi a modello. Fino a coloro che, in gruppi organizzati, si dedicano ad azioni sovversive, per il gusto di esercitare la violenza, giustificata da una ideologicamente ‘nobile’ missione. 

Dalla fine degli anni Sessanta fino al 1980 (anno della strage di Bologna), tali gruppi, spesso espressione di articolate organizzazioni politiche – Alleanza Nazionale, che si presentava come un partito politico, Ordine Nuovo, Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), Terza Posizione – si resero responsabili di innumerevoli delitti e delle stragi più efferate. Ma solo in pochi casi si giunse a processo, e ancora più raramente a credibili sentenze: “le leggi son, ma chi pon mano ad esse?” viene fatto di ripetere con Dante (Purg. XVI, 97).

Ma non è questo il punto, non è questione di legislazione: l’articolo 4 della così detta “legge Scelba” (legge 645,1952), sbrigativamente definito di condanna dell’apologia del fascismo, ma che descrive in modo dettagliato un’attività di propaganda politica (“chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalià antidemocratiche”) si è dimostrato inefficace ed è stato investito da forti dubbi di costituzionalità, in quanto configurerebbe un reato se non di opinione, certamente almeno di espressione del pensiero. Pure, l’articolo sembra tagliato su misura per il caso di Gianni Scarpa, il tetro fascista di Chioggia, il quale, con la scusa di essere “a casa sua”, trasforma un luogo pubblico in quello che potremmo definire un micro-stato, governato da una scala di valori squisitamente fascisti: ordine e disciplina vs libertà.

La libertà: forse è questo il punto. Perché c’è da chiedersi quanti di coloro che possiamo ascrivere alle prime tre tipologie di para o cripto-fascisti che ho cercato di descrivere in apertura, ma, più in generale, quanti cittadini italiani hanno abbastanza ‘cara’ la libertà, non si dice da rifiutare per essa la vita, ma almeno da rinunciare in suo nome a una piccola parte del proprio benessere, della propria sicurezza o anche solo del proprio piacere? Si parla, certo, della libertà politica, poiché le libertà individuali, di fare ciò che si preferisce e di comportarsi come meglio aggrada, di perseguire la propria ricchezza o, come recita la Costituzione americana, la ricerca della felicità, sembrano sufficientemente garantite non solo nelle vere democrazie, ma anche in paesi a regime autoritario  tipo Ungheria o Polonia, per intendersi.

Temo non siano moltissimi e che, comunque, non costituiscano la maggioranza della popolazione, soprattutto da quando, in seguito all'emergenza migranti, così tante persone, sedicenti 'democratiche', hanno creduto di dover mettere da parte l'idea stessa di solidarietà. Diversamente, Matteo Salvini non si sarebbe arrischiato ad appoggiare apertamente le squallide manifestazioni fasciste del chioggiotto Gianni Scarpa.